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Il ruolo dell’Ingegnere Informatico nella società moderna
La figura professionale dell’Ingegnere Informatico italiano.
L’ingegnere informatico è una figura professionale trasversale su diverse branche dell’ingegneria. Nel suo curriculum scolastico egli affronta problematiche non solo informatiche ma anche legate all’ingegneria elettronica, delle telecomunicazioni, elettrotecnica, gestionale, automatica oltre a quelle delle discipline di base come matematica,fisica e chimica.
L’informatica infatti è strettamente correlata a queste altre branche, quindi per avere una visione d’insieme, qualità che un ingegnere deve avere, è necessario conoscere quali sono le fondamenta sulla quale questa si poggia.
Il percorso che segue l’ingegnere italiano nella sua formazione è forse il più completo a livello europeo, se non mondiale. Spesso si rimprovera che questo tipo di formazione contrariamente a ciò che avviene negli altri paesi, non è propedeutica per il diretto inserimento nel mondo del lavoro ove sono richieste competenze verticali e forti specializzazioni. Questo però non è un punto di debolezza, ma un punto di forza, solo infatti chi ha una visione globale, scollegata dal puro tecnicismo può affrontare problemi di elevata complessità in maniera innovativa. Certamente, le tecnologie vanno conosciute per poter capire quale meglio si adatta ad una certa problematica, ma questa è la tipica esperienza che si può fare sul campo. In un mondo come l’Informatica ove la tecnologia si evolve alla velocità del pensiero, una formazione verticale su un determinato argomento tecnico può portare velocemente un ingegnere ad essere tagliato fuori dal mondo del lavoro. Certo un osservatore attento, può limitare i danni prevedendo l’evoluzione del mercato ed orientarsi verso le tecnologie che prendono piede in un determinato momento, ma comunque sarebbe stato uno spreco di energie il suo percorso formativo.
Il tipo di formazione ricevuta, porta l’ingegnere informatico, al pari dei suoi colleghi ad avere una grande capacità di affrontare problematiche di alta complessità che impattano su vari campi; essendo infatti l’informatica una scienza ormai applicata in tutte le discipline, egli deve conoscere i meccanismi che fanno funzionare un particolare sistema, per poter applicare le tecniche di problem solving adeguate. L’ingegnere informatico è un tecnico ad alta specializzazione, e può affrontare il problema oltre che a livello progettuale anche a livello implementativo. Contrariamente alle altre branche dell’ingegneria egli ha la fortuna di reperire in maniera abbastanza semplice i mezzi che gli permettono non solo di progettare, ma anche di realizzare la soluzione, riuscendo ad avere il controllo di tutto il processo.
Rapporti tra ingegnere informatico, mondo del lavoro e ordine professionale
L’ingegnere informatico affronta normalmente un mercato del lavoro soprattutto privato, che non è pronto, o spesso non vuole, data la relativa modernità della figura, accogliere nella dovuta considerazione questo professionista. Sembra quasi che le liberalizzazioni di cui tanto si parla come l’accesso di chiunque se meritevole ad un determinato settore, lo abbiano colpito in maniera quasi esclusiva. Se questo è generalmente un vantaggio, la figura dell’ingegnere informatico viene notevolmente sminuita nei confronti dei colleghi. Il potere di firma che hanno gli altri professionisti viene meno all’ingegnere informatico che spesso è costretto a misurarsi con progetti nati chissà da quale parte del mondo che spesso non seguono una attenta metodologia di progettazione. La facilità di reperire risorse che permettono la risoluzione ad un certo problema fornisce a molti tecnici la possibilità di implementare soluzioni a basso costo per le aziende che ne hanno bisogno. Se è giusto che la validità di una persona non è una cosa che può essere imposta dall’alto, o da un brevetto scolastico, ma che bisogna dimostrarla sul campo, è altrettanto vero che un percorso formativo che ha portato ad una persona ad ottenere una sudata laurea in ingegneria informatica deve essere riconosciuto. Nel settore privato si assiste troppe volte ad un non riconoscimento di tale percorso, basti pensare che un ingegnere dipendente alle prime armi e non, è sottoposto a contratti che ne sviliscono la figura e la professionalità. Il più delle volte, quando va bene, viene inserito nel settore merceologico di metalmeccanico industria privata, con il conseguente livellamento della sua posizione a quella degli operai metalmeccanici. Con il dovuto rispetto a questa classe lavorativa, alla base del sistema produttivo nazionale viene da chiedersi se ciò sia corretto da un punto di vista professionale. Una laurea in ingegneria, vecchio ordinamento, costa almeno cinque anni di studi, considerando che un non laureato può impiegare questo tempo nello specializzarsi nel mondo del lavoro, a parità di età anagrafica spesso quest’ultimo risulta più produttivo per l’azienda.
Se questo sistema di operare venisse trasportato sugli altri campi dell’ingegneria o su altri settori professionali, si assisterebbe ad una rivoluzione incontrollata nel mondo del lavoro. Un appassionato di medicina potrebbe permettersi di curare le persone, un geometra potrebbe realizzare ponti ecc. ecc. ma in quei casi si parla di abuso di professione. In informatica si assiste proprio a questo fenomeno, data la grande quantità di campi applicativi e la scarsità di risorse umane disponibili vengono utilizzate le più disparate competenze nel proporre soluzioni di alto contenuto tecnologico. Non tutto può certamente essere in mano agli ingegneri, bisogna avvalersi di persone qualificate per poter affrontare con successo la risoluzione di un problema, ma è necessario che quest’ultime siano coordinate da chi, con anni di studi alle spalle può avere la presunzione di avere una maggiore conoscenza globale della situazione. L’essere abituati a studiare analiticamente e razionalmente le più diverse discipline, aiuta senza ombra di dubbio la figura dell’ingegnere a progettare e trovare soluzioni “fattibili”, applicando scienza, coscienza e diligenza. E’ da questo richiamo al codice deontologico che possiamo partire per analizzare l’aspetto che fa dell’ingegnere informatico un professionista di egual peso degli altri, l’appartenenza ad un ordine professionale. L’ordine professionale nella sua accezione moderna non può essere una casta , una lobby, ne tantomeno una corporazione, ma deve essere una guida e un organo di tutela per il professionista che vuole crescere seguendo i principi esposti nel codice deontologico. Il rispetto del codice rende il lavoro dell’ingegnere “garantito” nei confronti del codice civile, e nel rispetto delle regole imposte dalla società.
L’iscrizione all’ordine professionale come per gli altri ingegneri specializzati non deve essere per l’informatico un passaggio facoltativo, necessario magari solo per condurre attività private, ma uno step obbligato anche per l’ingegnere dipendente. Attraverso questo piccolo passo l’ingegnere informatico oltre a caricarsi di un maggior bagaglio di responsabilità può facilmente accedere alla conoscenza, e, interfacciandosi con esperti di altri settori, crescere professionalmente, avendo una maggiore coscienza di se e del proprio operato che lo aiuterà a porsi nel modo corretto nei confronti del mondo del lavoro. Con lo scambio diretto di informazioni l’ingegnere informatico ha il compito di promuovere la sua figura professionale all’interno dell’ordine e la facoltà di ricevere dettagli di vitale importanza, dagli altri settori.
L’informatica come passaporto per il futuro
Se ci atteniamo alle parole di Henry Ford “c’è vero progresso quando la tecnologia diventa per tutti” possiamo considerare l’informatica come la scienza che ha portato e porterà in breve tempo ad un progresso di proporzioni mondiali. Il basso costo dell’hardware e dei servizi di connettività, ha permesso infatti a moltissime persone di avvalersi di tecnologie informatiche a basso costo e, l’avvento di internet, ha connesso miliardi di utenti tra loro permettendo l’accesso ad una smisurata quantità di informazioni. Una nuova rivoluzione industriale, non più basata sulla produzione di manufatti, ma sulla produzione e condivisione di informazioni digitali facilmente producibili, organizzabili e quindi utilizzabili. L’informatica è oggi in grado di risolvere problemi di diversa natura, ed è difficile ormai trovare un settore dove questa non venga utilizzata, dal domestico all’industriale, dal pubblico al privato. I servizi al cittadino e alle imprese che sono nati hanno stravolto il modo di operare, modificando un certo stile di vita a cui si era abituati, per molti facilitandolo, per i più restii complicandolo. Tuttavia anche se c’è ancora reticenza nell’utilizzo dell’informatica, paure plausibili per diversi motivi, bisogna continuare a trovare soluzioni sempre più semplici e affidabili per diminuire il digital – divide, che non coinvolge solo il paesi del terzo mondo ma anche classi di persone nei paesi più industrializzati. Attraverso l’informatica si abbattono barriere che sembravano insormontabili, se la caduta del muro di Berlino è stato un evento di grande cambiamento geopolitico, le mura abbattute dall’informatica, soprattutto attraverso il suo figlio naturale “internet” sono di spessore forse più grande.
La possibilità di viaggiare, sia pure in maniera virtuale nel mondo, quella di comunicare liberamente il proprio pensiero misurandosi con persone di diversa estrattura sociale, esportando in modo semplice ed efficace le convinzioni e le idee che ognuno di noi ha ma che spesso restano sepolte nei cassetti della mente, permette una crescita dell’individuo inserito in un tessuto sociale vastissimo.
Sostanzialmente stiamo assistendo ad una globalizzazione naturale e spontanea nel senso più alto del termine, vista non come appiattimento di cervelli o come la diffusione di prodotti delle multinazionali ma come interscambio di cultura ed esperienza in tutti i settori.
Questa è la globalizzazione che non aumenta le discriminazioni tra il povero ed il ricco ma quella che fornisce la spinta e i mezzi che possono abbattere le divisioni anche politiche e religiose, portandoci realmente ad essere cittadini del mondo; perché solo avendo coscienza delle diversità se ne può capire il significato. Come prevedeva Isaac Asimov l’evoluzione della civiltà terrestre come un'unica grande città interconnessa sta realmente prendendo piede e l’informatica rappresenterà il nuovo passaporto per viaggiare al di fuori dei confini nazionali.
Perché rivolgersi ad un ingegnere informatico
Rivolgersi ad un ingegnere informatico, vuol dire affrontare con competenza e professionalità i problemi che si incontrano durante i processi di informatizzazione nei vari settori applicativi, con la garanzia di ottenere risultati di alto livello tecnologico e produttivo contenendo i costi. La competenza tecnica che un ingegnere possiede, è in grado di portare a risultati di elevato valore aggiunto.
Dott. Ing. Andrea Del Vecchio
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